Attualità

L’estasi della ragione, mostra d’arte del laboratorio sperimentale “I Camalioni”

Alessandro Ciani Passeri
L’estasi della ragione
Nell'ambito del progetto Visioni di Confine a Palazzo Tupputi
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Sabato 4 febbraio alle ore 17.30 presso il Laboratorio Urbano Palazzo Tupputi, in via Cardinale Dell’Olio a Bisceglie, si è inaugurata la mostra Visioni di Confine, a cura di Tomas Di Terlizzi, maestro d’arte e counsellor che da 20 anni realizza laboratori artistici attraverso il dialogo di creatività ed emotività in modo permanente con gli ospiti dell’Opera Don Uva.

La mostra, allestita dal Cineclub Canudo presso la sede del Laboratorio Urbano di Bisceglie, rientra in un progetto più ampio, intitolato Teatri di confine, patrocinato dal Comune di Bisceglie e dal Teatro Pubblico Pugliese, che ha visto la collaborazione di diverse realtà del territorio, tra cui I Camalioni, Centro Jobel, Cineclub Canudo, Circolo dei Lettori/Presidio del Libro, Anthropos, Factory, il Gabbiano, il Giullare, Laboratorio Urbano Palazzo Tupputi, Legni Pregiati, Linea d’Onda, La luna nel pozzo, Un mondo per tutti, Uno tra noi, Pegaso, Il Pineto, Tandem, Temenos, Teste Calde, messe in rete dal Sistema Garibaldi di Bisceglie.

In esposizione fino al 24 febbraio (orari di apertura al pubblico: dal lunedì al venerdì dalle ore 18.00 alle 20.30) le opere d’arte realizzate dai pazienti del Don Uva di Bisceglie, nell’ambito del laboratorio sperimentale di attività creative I Camalioni. Alimentato dal rapporto fra emotività e creatività, il laboratorio, vera e propria bottega d’arte nata già nel 1996 e tuttora attiva, è stato custodito da: Tomas Di Terlizzi, Luisa Papagni, Marilena Paradiso, Vittoria Sasso, Sergio Soldani.

Nel corso della serata di inaugurazione della mostra si è proiettato il cortometraggio “L’estasi della ragione”, diretto nel 2009 dai registi César Meneghetti ed Elisabetta Pandimiglio e prodotto da Cineclub Canudo e Avvistamenti Workshops, nell’ambito del laboratorio sul documentario creativo Visione_Realtà, condotto dai due registi e organizzato dal Cineclub Canudo a Bisceglie nel luglio 2009.

Il corto è un piccolo documentario che propone una raccolta sensibile di immagini e testimonianze dal mondo manicomiale e al tempo stesso rappresenta una riflessione sul tema del confine: dalle testimonianze degli intervistati emerge l’impossibilità di tracciare una distinzione netta tra normalità e follia, dunque il confine in questo caso è visto come punto di contatto, più che come separazione. Dal punto di vista visivo, invece, le carrellate all’esterno dell’ex manicomio, lungo i suoi muri perimetrali circoscrivono, isolandolo al suo interno, un mondo statico, fotografato (sempre dall’esterno e con successione di piani fissi) in tutto il suo cupo rigore architettonico. Fatta eccezione per qualche finestra o fessura sui muri scalcinati, che consente a tratti la vista sul mare, quel mondo, apparentemente silenzioso al suo interno, sembra non avere alcuna relazione con il mondo esterno: qui il confine, rappresentato fisicamente dal muro esterno, si presenta come limite invalicabile, una sorta di barriera posta a protezione della città, di cui il manicomio pur rappresenta, anche da un punto di vista urbanistico, il cuore: un cuore oscuro, a tratti inquietante e perciò occultato, relegato a una condizione di impenetrabilità.

L’unico vero punto di contatto con la città è cinicamente rappresentato dalla presenza del vicino cimitero, la cui contiguità con la pesantezza di certe sue strutture architettoniche rende talvolta indistinguibile la delimitazione tra i due luoghi e dunque più labile il confine tra follia e morte. All’ultima inquadratura spetta il compito di rimettere tutto in discussione, a partire dalla distinzione tra dentro e fuori, normalità e follia.

Info: 340 2215793 | 340 6131760 | info@palazzotupputi.it | www.palazzotupputi.it

mercoledì 8 Febbraio 2017

(modifica il 24 Giugno 2022, 16:50)

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