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“Lavoro e Diritti, una proposta per il territorio” Cgil BAT, Camusso: «Più equità diritti-doveri»

Dora Dibenedetto
Susanna Camusso
Si rende necessaria una strategia occupazionale a partire già dalla piattaforma unitaria proposta da Cgil, Cisl e Uil ai Sindaci del territorio
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“Lavoro e Diritti, una proposta per il territorio” è stato il titolo dell’Assemblea generale della Cgil Bat tenutasi a Barletta  presso la “Sala Rossa”  Palumbieri  del Castello Svevo insieme al segretario nazionale della Confederazione Generale Italiana dei Lavoratori, Susanna Camusso.

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L’assemblea è stata  preceduta dalla presentazione (presso la  Sala emeroteca della biblioteca comunale “Sabino Loffredo", sempre all’interno del castello, insieme al sindaco Cascella e al giornalista Roberto Straniero ) del libro  dedicato alla figura del compianto  sindacalista, politico e partigiano italiano, segretario della CGIL dal 1970 al 1986, ovverosia “Luciano Lama. Il Riformatore unitario – Antologia di scritti” di Edmondo Montali, per il quale la Camusso ha curato la prefazione.

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"Stando agli ultimi dati diffusi dai centri di ricerca, l’economia nella Provincia di Barletta – Andria – Trani sarebbe in crescita, soprattutto grazie all’export. Un segnale che lascia ben sperare ma la domanda a questo punto è: lo stesso andamento positivo si registra anche nella qualità dell’occupazione e nell’applicazione dei diritti? Analizzando i numeri dei centri per l’impiego e quelli dell’ispettorato del lavoro, sembrerebbe proprio di no perché nella Bat un cittadino su tre ha perso il lavoro e nel 42% di aziende agricole controllate sono stati trovati lavoratori “in nero”, in quelle manifatturiere si sale al 66%, se si considerano anche le irregolarità contrattuali"  si legge nel comunicato che annunciava la tavola rotonda.

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Si rende pertanto necessaria  una strategia occupazionale a partire già dalla piattaforma unitaria proposta da Cgil, Cisl e Uil ai Sindaci del territorio; ed è su questa esigenza incentrata sui temi dello  Sviluppo, del Lavoro e dell’ Ambiente, che si è articolato l’incontro, moderato dalla giornalista Michela Alicino, e al quale hanno partecipato: Emmanuele Daluiso, vice presidente Euro*Idees-Bruxelles; Cosimo Matteucci, presidente MGA (Mobilitazione Generale degli Avvocati), Pino Gesmundo, segretario generale Cgil Puglia, il segretario generale della Cgil Bat, Giuseppe Deleonardis, il sindaco di Barletta, Pasquale Cascella ,  il Presidente della Provincia Bat, Nicola Giorgino  nonché sindaco di Andria, e infine  a conclusione dell’assemblea è intervenuta la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso.

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 “Chiedo uno sforzo enorme per riscrive le norme sul lavoro e per far si che nasca una   nuova stagione dei diritti – ha esordito, dando il via al convegno,  il segretario della  CGIL Bat Giuseppe Deleonardis –La carta dei diritti universali,  la straordinaria mobilitazione nazionale del prossimo 8 aprile a Roma insieme  ad un milione di firme (raccolte dalla Cgil per consentire  l’emanazione dei  referendum popolari in programma il 28  maggio, per chiedere l’abrogazione dei voucher e la  responsabilità solidale negli appalti tra impresa committente e impresa appaltatrice)  la costruzione di un dibattito con il paese e di alleanze sociali, spero rappresentino,  insieme al piano del lavoro , una  straordinaria intuizione e proposta della Cgil per invertire  il corso della storia,  conquistando  nuovi diritti e rimettendo  al centro del dibattito il lavoro  e  le tutele individuali e collettive, mobilitando al contempo  i lavoratori in una visione non difensiva.  Un primo risultato da questo punto di vista,  è stato  raggiunto con il decreto legge sui voucher e l’estensione solidale sui committenti degli appalti</strong>; decreto che rappresenta un primo atto, che come ha già detto Susanna, non ci smobilita ma ci lascia ancora più convinti in  merito alla nostra iniziativa a sostegno del referendum di maggio,  restando in attesa  che lo stesso decreto venga al più presto  convertito  in legge. Il nostro – ha proseguito il segretario –  è e sarà un  impegno che rafforza ancor di più il nostro lavoro sul territorio, sia per quel riguarda la Carta dei diritti incardinati già nella commissione lavoro del Senato,  sia per contrastare situazioni ormai diffuse di illegalità e negazione dei diritti sul territorio. La nostra sarà una mobilitazione che coinvolgerà  rapidamente nel dibatto i lavoratori nei luoghi di lavoro, come già  sta avvenendo tra alcune categorie di lavoratori, affinchè rilancino  i gruppi di sostegno di quest’ultimi  in tutti i comuni, creando alleanze, partecipazione e dibattito. Il primo maggio con la manifestazione provinciale che terremo qui a Barletta ci sarà un  momento generale di mobilitazione sui temi del lavoro dei diritti e del prossimo referendum. L’occupazione nella Bat è pari solo al 33% : 24.000 i lavoratori impegnati nell’agricoltura e circa un migliaio nei call center, una persona su 2 è disoccupata o lavora a nero. Abbiamo un quadro dell’economia incerto, ma se ai dati positivi sull’export abbinassimo buone politiche di sviluppo potremmo avere un inversione di tendenza, senza dimenticare di fare  altresì riferimento ai fondi comunitari. Inoltre con la legge 199 del 2016 ossia quella contro il caporalato, abbiamo finalmente ottenuto una legge di civiltà contro l’imbarbarimento presente nel mercato del lavoro.”

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Nel corso dell’assemblea,  oltre che essere stata analizzata  la situazione occupazionale nel territorio, sono state ascoltate le voci di alcune delegate e delegati di diverse categorie dei lavorati:  dall’addetto del call center che ha deciso di denunciare la carenza dei diritti nel suo lavoro,  al bracciante che  talvolta si misura con situazioni di illegalità, cosi come i dipendenti di cooperative che si sono imbattuti con i cambi di appalti senza ricevere garanzie e clausole sociali, ai lavoratori del commercio e dell’edilizia, quest’ultimo uno dei settori maggiormente travolto dalla crisi,  agli operai del tessile e manifatturiero, un comparto che in parte è cresciuto ma che deve ancora trovare la strada giusta per l’innovazione tecnologica.

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Tali interventi, sono stati preceduti dall’intervento dell’avvocato  Cosimo Matteucci, presidente MGA (Mobilitazione Generale degli Avvocati) il quale ha rimarcato come negli ultimi tempi sono sempre più presenti forme di lavoro nero anche negli studi professionali.   “Con la nostra mobilitazione ci occupiamo di sindacalizzare il lavoro forense – ha spiegato Matteucci – il lavoro nero è sempre più diffuso non solo negli studi legali, ma anche tra geometri e architetti, giusto per citarne qualcuno.  La situazione che viene cristallizzata anche dalla ricerca “Vita da professionisti” realizzata dall’associazione Bruno Trentin, con il supporto della CGIL,  ha fatto emergere  che circa il 45 %  dei professionisti langue nella fascia reddituale che va da 0 a 15.000 euro lordi, annui. Stiamo parlando di un numero enorme di persone, pari a quasi 1,6 milioni, considerando che, come attestato dalla stessa ricerca, il numero complessivo dei professionisti autonomi in Italia è di quasi 3,5 milioni, esclusi gli imprenditori ed i professionisti con i dipendenti, con i quali si raggiunge la cifra di 5,5 milioni di persone; di questi lavoratori poco più di 220.000 sono iscritti  alla gestione separata INPS, tutti gli altri sono iscritti ad una delle 21 Casse private che in Italia gestiscono la previdenza e l’assistenza, per quanto riguarda gli avvocati la Cassa di riferimento è la Cassa Forense. Non abbiamo una contrattazione collettiva che ci tuteli, e la Partita Iva non fa altro che rappresentare  lo sfruttamento del lavoro; tuttavia  un dato positivo  è stato raggiunto grazie alla Consulta delle Professioni messa a punto dalla Cgil a livello nazionale, facendo riferimento alla quale stiamo cominciando a cercare di vantare maggiori diritti.”

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Ritornando al caporalato, il segretario nazionale della Confederazione, Susanna Camusso, ha poi infine precisato che: “ Credo che sia giusto riconoscere alla FLAI (Federazione Lavoratori dell’Agroindustria) Puglia e non solo, l’importante conquista delle legge sul caporalato, grazie anche allo straordinario lavoro fatto nelle campagne di questa Regione  cosi come di altre, unito al coraggio di tanti lavoratori e lavoratrici di voler scommettere sul fatto che il nostro sindacato avrebbe comunque condotto  quella battaglia; ieri presso il Ministero delle Politiche agricole e forestali si è inaugurata una sala dedicata a Paola Clemente e molti istituzioni presenti come il presidente della Camera e il ministro dell’agricoltura hanno voluto sottolineare l’importanza del fatto che la legge fu approvata in parlamento quasi all’unanimità con una piccola quota di astensioni; un’ unanimità figlia di un movimento in atto fortemente  voluto dai lavoratori spronati dai propri sacrifici. E’ importante pubblicare gli elenchi anagrafici dei potenziali braccianti presso gli uffici di collocamento – ha proseguito la segretaria nazionale –  per evitare la pratica del caporalato anche se da quando è stato cancellato il reato di intermediazione illecita della manodopera sono aumentate forme parassitarie di traffico dei lavoratori che non hanno fatto altro che incrementare tale pratica. Bisogna ricostruire i nostri “anticorpi culturali” che impediscano alla criminalità di entrare negli appalti –ha spiegato  Camusso facendo cenno ai temi del referendum del prossimo 28 maggio – le amministrazioni pubbliche sono sempre più tendenti alla corruzione in merito all’affidamento degli appalti, pertanto proprio per evitare che la criminalità organizzata possa inficiare gli appalti,  è importante che i protocolli per la legalità  siglati da Cgil  con gli enti pubblici siano quanto più efficaci . Diritti e doveri dei lavoratori devono essere in equilibrio – ha poi  aggiunto la Camusso soffermandosi invece  sul tema Lavoro  – Con il Jobs Act non abbiamo fatto altro che rendere legittimi comportamenti illegittimi delle imprese, favorendo la riccattabilità dei lavoratori da parte dei datori. Ci battiamo ancora per l’art. 18  dello  Statuto dei lavoratori, affinché siano riconosciuti più diritti ai lavoratori. Non abbiamo solo obiettivi referendari ma facciamo leva anche su la carta universale dei diritti dei lavoratori, rivendicando la possibilità che si debba puntare più sul lavoro di qualità piuttosto che sulla riduzione dei costi del lavoro e sui diritti ad esso annessi . A tal proposito, sei mesi fa abbiamo chiesto a Confindustria di porre in essere un patto per la fabbrica che  favorisca una maggiore formazione  collettiva dei lavoratori, dedicando appunto alla formazione,  parte dei fondi destinati alle imprese, ma ad oggi ancora nulla di fatto. Serve più innovazione, più coinvolgimento e meno gerarchie  se vogliamo  che lo sviluppo riparti. Investiamo nei progetti piuttosto che nella decontribuzione: 18 miliardi spesi in quest’ultima a livello nazionale hanno fatto ben poco per incrementare i posti di lavoro,  per aumentare i  quali bisogna piuttosto fare sempre più riferimento alle risorse e alle opportunità che possiamo creare grazie ai finanziamenti comunitari.”

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venerdì 31 Marzo 2017

(modifica il 24 Giugno 2022, 15:36)

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