Attualità

“Bellezza della vita e dell’adolescenza”, mons. Savino incontra gli studenti della Battisti-Ferraris

Rosa Siciliano
Mons. Francesco Savino alla Battisti-Ferraris
L'esperienza di una giornata intensa di riflessione e dialogo
scrivi un commento 881

Cento volti interessati e incuriositi e, con loro, un Vescovo che, con la sua carica di entusiasmo e passione, li accompagna in una riflessione sul nostro tempo, sull’adolescenza, con tutto il suo carico di fascino e di fatiche, sull’importanza della legalità, della giustizia, dell’inclusione e della fraternità.

Mons. Francesco Savino (Vescovo di Cassano allo Jonio,ndr), ha incontrato alcune classi della scuola media Battisti / Ferraris di Bisceglie, ieri mattina, lunedì 6 novembre, su invito delle prof. Isabella Fasciano ed Emilia di Liddo, a conclusione di un interessante percorso sulla bellezza della vita e dell’adolescenza, condotto nella classe 3P. L’invito all’evento conclusivo con mons. Savino è stato poi esteso ad altre classi di 2 e 3 media. Erano presenti i docenti: Angela Minervini, Annamaria Balice, Titti Camero, Elisabetta Spadavecchia, Annamaria De Bari, Rosella Sciancalepore, e la dirigente scolastica, prof. Maria Sciancalepore che, con la prof. Fasciano, ha amorevolmente aperto la riflessione e introdotto il tema.

Il dialogo con i ragazzi è partito da una richiesta di perdono, da parte del vescovo a nome di tutta una generazione di adulti che ha lasciato ai giovani questo mondo così complesso e difficile.

Poi inizia un viaggio appassionato, a 360 gradi, nel tempo delle violenze di oggi, dalle guerre all’informazione, nella loro giovane età, nelle tentazioni futili e fuorvianti facili nell’adolescenza e nell’età giovanile: droghe leggere e meno leggere, social, uso talora distruttivo dei mezzi di comunicazione, affettività surrogata e negata, esclusioni, ignoranza, razzismi… Ma il viaggio attraversa anche i sogni, la partecipazione al bene pubblico e comune, l’importanza del rispetto delle leggi. È un viaggio nella fraternità e nel superamento dell’indifferenza. Perché questa, spiega don Francesco ai ragazzi “è il male peggiore del nostro tempo, così come le malattie più diffuse sono la poltronite e la balconite: facile restare comodamente seduti in poltrona, al caldo della propria abitazione, o affacciati al balcone, ‘vedendo il corteo snodarsi sotto casa’ – avrebbe detto don Tonino Bello, più volte citato, nel corso della mattinata – per poi lamentarsi di tutto ciò che non va bene della nostra casa comune, così come la definisce papa Francesco nella Laudato Si’”.

Mons. Savino rivolge ai giovanissimi uditori un invito appassionato a un impegno in prima persona, inderogabile e non delegabile, perché il cambiamento esige una responsabilità di ciascuno e di ciascuna. Perché nostro compito comune è costruire ponti, fare amicizia e non consolidare muri, già sin troppi e sin troppo alti, né mettere fili spinati. Perché dobbiamo imprimere nei nostri cuori l’I care di don Lorenzo Milani, il Mi interessa opposto al Me ne frego.

Immancabile la riflessione sull’uso dei cellulari che amplificano il “narciso” che è in noi e che impediscono la comunicazione, quella vera, calda, quella che emoziona davvero. Immancabile altresì un excursus su quanto le droghe, l’alcool, il sesso senza sentimenti, le illegalità, la disinformazione, possano “sciupare” la vita. Che è una sola e va vissuta in tutta la sua bellezza e pienezza.

“Siate duri e intransigenti sulle inclusioni,”, invita poi i docenti, “perché questo è il tempo del razzismo, un tempo pericoloso perché si erigono muri altissimi e l’esclusione di oggi diverrà razzismo domani”. E su questo tema ai ragazzi dice, invece, incoraggiandoli: “Se il motivo per cui vi escludono è l’omologazione pretesa o il rifiuto dell’illegalità o, ancora, la vostra serietà, fatene motivo di orgoglio”: “Non cedete a compromessi pur di farvi accettare da un gruppo di coetanei”.

La conclusione è stata poi il fulcro dell’incontro, perché mons. Savino, ora pastore in una terra ad altissimo tasso di criminalità organizzata, ha ripreso quanto era tanto caro a don Lorenzo Milani, il prete scomodo di Barbiana, in merito a oppressi e oppressori. “Avete tre compiti essenziali, se volete essere veramente liberi: conoscenza, conoscenza, conoscenza. Perché la non conoscenza, l’ignoranza vi farà oppressi”. Dunque, studiate, studiate, abbiate spirito critico e siate liberi. Liberi per davvero.

Ma non solo parole quelle ascoltate nell’aula magna della Battisti-Ferraris: l’incontro si è concluso con un “patto educativo”, siglato da una stretta di mani tra docenti e discenti su tre parole chiave essenziali: 1. Rispetto delle leggi e legalità; 2. Inclusione e fraternità; 3. Giustizia.

E i segni, come questi allegri “batti un cinque”, hanno la loro importanza perché siglano un impegno tra persone con ruoli ed età diverse che si riconoscono, però, nella stessa direzione. Quelle mani che si sono intrecciate segnano un orizzonte comune, dove le disuguaglianze e le illegalità non hanno posto, e un obiettivo da raggiungere insieme: la costruzione di un mondo migliore, in cui vinca la vita.

martedì 7 Novembre 2017

(modifica il 24 Giugno 2022, 8:56)

Argomenti

Notifiche
Notifica di
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti