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Venerdì 17 novembre 2017. Scherziamoci su

La Redazione
Gesti anti sfiga
Curiosità di un giorno curiosamente "sfigato"
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Che sfiga.

Alzi la mano il saggio che non l’abbia mai detto. Scagli la prima pietra il razionalista pensatore che dinanzi alla successione kafkiana di imprevisti di ogni tipo, non abbia alzato gli occhi al cielo, sgranandoli in stile Totò Schillaci, imprecando al cielo, anche tumultuosamente.

Impossibile, suvvia, che l’esclamazione non rientri nel bagaglio esperienziale di ognuno di noi. Impossibile che la democratica nuvola di Fantozzi non si sia sospesa, per fortuna provvisoriamente, sul capo di ogni mortalissimo e umano essere di questo terra.

E allora, senza sdegnosamente ripudiare il concetto, superstiziosi di tutto il mondo, unitevi. Anzi uniamoci. E soprattutto tocchiamo ferro, incrociamo le dita, facciamo gli scongiuri. Perché oggi, l’avrete notato, è venerdì 17 novembre 2017. Due “17”, di venerdì, in un piovoso e grigio novembre. Quando mai beccarli tutti assieme, (poco) appassionatamente?

La congiuntura ci porta qui, a questo giorno che i creduloni hanno segnato in rosso sul calendario. Pensate sia da sciocchi? Provate a chiederlo agli studenti che ogni giorno evitano accuratamente di passare tra due pali, che sennò l’interrogazione è praticamente certa. Provate a dirlo all’anziana signora che, dinanzi al gatto nero che attraversa la strada, decide di non sfidare la buona sorte e piuttosto allungare il tragitto, mettendosi alle spalle il felino porta sfiga.

E senza scomodare la violenza dello specchio rotto, ecco che oggi, magari, ci sarà chi accuratamente eviterà di indossare abiti color viola. O addirittura chi (capita anche questo) imponga ai colleghi di non mettere piedi nelle stanze aziendali con indumenti che di quel viola sono pienamente colorati.

Sì certo, lo sappiamo: non siamo a Napoli. Non siamo tra quelli che corrono affannosamente dietro ai detti e all’irrazionalità. Non andiamo in ansia per una semplice coincidenza del calendario.

Per noi, quando la nonna racconta della massa nervosa e difficile da stendere nei giorni umidi e piovosi, è più grande il fascino del racconto che l’interrogativo sulla sua tangibilità. E sempre noi, davanti alle storie rabbrividenti ma improbabili della zia mezza sadica e mezza furbacchiona, talvolta ci incupiamo, talatra ridiamo.

Comunque la si pensi, oggi è giorno di somma democrazia e tolleranza. Oggi, 17 novembre 2017, siamo tutti perdonati se alle 17.17 faremo gesti apotropaici o gireremo più veloci che mai le lancette del nostro orologio. Saremo compresi se eviteremo accuratamente di indossare orecchini di perla che, secondo la tradizione, non erano foriere di belle notizie.

E pure se siamo lontani da riti e credenze, anche se befferemo il vicino inviperito per l’olio versato inopinatamente, l’invito è a farlo discretamente. Oggi, almeno oggi, c’è da sforzarsi di capirlo. Perché se non ci convince De Filippo (“essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male”), possiamo sempre leggerci Croce (“non è vero ma ci credo”). Presto, per tutti, sarà 18 novembre.

venerdì 17 Novembre 2017

(modifica il 24 Giugno 2022, 8:32)

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