Politica

Mallardi: «Anziché fare la guerra a Renzi e al PD, pensiamo ad unire tutte le forze democratiche»

La Redazione
Nicola Mallardi
Lettera aperta del componente del Partito democratico di Bisceglie
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Riceviamo e pubblichiamo una riflessione sulla situazione politica a firma di Nicola Mallardi, componente del Partito democratico di Bisceglie.

Ecco il testo del suo intervento:

«E’ preoccupante il rischio che corre l’Italia dopo 7 anni di paziente e certosino lavoro, portato avanti dal Governo Renzi e dall’ottimo Ministro dell’Economia Padoan, per raddrizzare la gravosa situazione in cui era precipitata l’Italia dopo la disastrosa gestione del governo Berlusconi-Bossi e per riguadagnare la fiducia da parte dell’Europa.

Adesso è tornato lui, il mitico ed intramontabile Silvio. Alla bella età di 82 anni, nonostante l’incandidabilità e l’ineleggibilità sancita dalla legge Severino, che tra l’altro lo privò del titolo di Senatore e Cavaliere del Lavoro, è tornato a riproporsi con una sfacciataggine e con una disinvoltura di cui solo lui è capace.

Più francescano di S. Francesco, il Robin Hood italiano che toglie ai ricchi per dare ai poveri. Somiglia moltissimo al Presidente Americano Trump. Il buon Berlusconi pensa forse che gli Italiani abbiano la memoria corta, che abbiano dimenticato gli anni del suo malgoverno quando l’Italia sprofondò nella peggiore recessione economica, quando lo spread viaggiava pericolosamente intorno ai 600 punti, con i conti pubblici fuori controllo, sino alla lettera della BCE del 4 Agosto 2011, quando tutti i leader ridevano di lui ad eccezione dello storico amico Putin.

L’uomo del bunga bunga, delle leggi ad personam, del Lodo Schifani, del caso Mills, delle ragazze portate ad Arcore, l’amico Previti, Dell’Utri, Cosentino, Lele Mora (finiti tutti in galera e suoi fidati ed intimi collaboratori). L’uomo del miracolo italiano, che promise un milione e mezzo di posti di lavoro, tenta ora di rilanciarsi con promesse inattendibili.

Come un disco rotto torna a riproporre una promessa-bufala, quella di portare le pensioni minime a 1.000 Euro mensili, pur sapendo che la situazione finanziaria dell’Inps è seriamente compromessa (13 miliardi di euro in deficit). Si potrebbe rilanciare e, mediante un’asta elettorale, chiedere se c’è qualche altro che offre di più. Ma siamo persone responsabili e oneste e certe cose non le pensiamo affatto. Non è corretto ingannare tanta povera gente per qualche voto in più. Perché Berlusconi non ha aumentato le pensioni minime quando era al governo? Si è galvanizzato e, senza riguardo per alcuni, è tornato a spararle grosse da spaccone qual è.

La situazione è delicata e al tempo stesso pesante. E’ necessario essere ponderati e di buon senso. Lasciare i conti allo Stato significa arrecare danno agli italiani e pregiudicare il futuro dei nostri figli. Ci sono voluti ben quattro anni di intenso e robusto lavoro per rimettere ordine nella finanza pubblica e nei conti dell’Italia, per ottenere il rispetto dell’Europa e la flessibilità sulle leggi di bilancio.

I risultati, piacciano o no, sono evidenti e sotto gli occhi di tutti. Il PIL dell’anno in corso si attesterà all’1,5%, lo attestano tutte le Agenzie Internazionali di Rating, e potrebbe chiudere all’1,8%. E’ diminuita la disoccupazione. Grazie al tanto vituperato Jobs Act sono stati realizzati oltre 900.000 posti di lavoro, è cresciuta la produzione industriale e la fiducia delle famiglie, è diminuito il debito pubblico e nel turismo c’è stato il boom del tutto esaurito. Siamo sulla buona strada, bisogna continuare. Non vanifichiamo il lavoro fatto ed evitiamo di sfasciare quanto costruito con sacrificio. Se torniamo a fare scelte sbagliate e recidive dopo non servirà pentirsene.

A Sinistra cerchiamo di ragionare e di mettere da parte i sentimenti personali e la voglia di rivalsa. Anziché fare la guerra a Renzi e al PD, pensiamo ad unire tutte le forze democratiche, dell’associazionismo e del progresso. Non è Renzi il nemico da battere e a cui dare la caccia. Il nostro avversario è il populismo becero e sconsiderato di Salvini e Di Maio. Noi dobbiamo continuare sulla strada del riformismo e del risanamento dei conti pubblici. Riflettiamo sulle esperienze amministrative di Roma, Torino e altri comuni. Meditiamo sui 40 milioni di Euro sequestrati dalla Magistratura alla Lega. Chiediamoci cosa ci facesse lo stalliere Mangano ad Arcore e chi lo avesse messo li.
Diamo seguito alla storia democratica e di cambiamento della nostra Italia».

lunedì 20 Novembre 2017

(modifica il 24 Giugno 2022, 8:32)

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