Attualità

Movimento La Scuola per la Scuola: «Quando inizia e quando finisce il lavoro dei docenti?»

La Redazione
La scuola ai tempi del Covid
«Il forte senso di responsabilità e abnegazione che da sempre caratterizza la categoria è la principale causa dell'accettazione passiva di un carico di lavoro extra, nascosto, svolto senza risparmio e proteste»
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Un tema di stretta attualità, quello del lavoro "sommerso" e non riconosciuto della classe docente: su questo si concentra una nota del Movimento La Scuola per la Scuola, che raccoglie insegnanti di tutta la Puglia.

«È ora di rivedere puntualmente la parte normativa ed economica del contratto Scuola. Qualcuno dirà che forse siamo inopportuni, con una pandemia ancora da sconfiggere ed una guerra non lontana da noi che rischia di condizionare pesantemente la nostra economia. Parliamone almeno.

Magari qualche forza politica che crede ancora nell’importanza della Scuola per la sopravvivenza delle istituzioni democratiche, oltre che per la crescita della persona e dell’economia, potrebbe far proprio questo “grido” peraltro mai ascoltato. L’impegno richiesto ai Docenti non è più inquadrabile nella cornice individuata dall’attuale strumento contrattuale. Il corrente sistema educativo è chiamato a sostenere una società in continua evoluzione, famiglie sempre più in difficoltà nell’assolvimento dei loro compiti, una generazione di studenti sempre più richiedente in termini di formazione, educazione e attenzione.

In questo contesto lo strumento contrattuale in vigore mostra tutta la sua debolezza  e la sua vulnerabilità. Fermo ad aprile 2019, non tiene conto di tutto quanto è accaduto e continua ad accadere nel mondo della scuola, sia in termini di metodologie che di formazione. É arrivato il momento di prevedere una contrattazione separata per i docenti, che riconosca in pieno la funzione. Serve riconsiderare il lavoro sommerso dei docenti, aumentato sproporzionalmente con la pandemia e la gestione burocratico-amministrativa ad essa conseguente. Che ne sa il CCNN della DAD, della DDI, della Didattica mista, delle jamboard, dei meet, e di tutto il lavoro nascosto, ingombrante, senza limiti di tempo ma con uno spazio al contempo, ben definito e limitato: studio/scrivania/pc? Se da una parte la complessità del rapporto educativo richiede sempre maggior dedizione, studio e preparazione, dall’altro gli adempimenti burocratici, in un’ottica più formale che sostanziale, si moltiplicano. Competenze tipiche delle segreterie con la complicità dell’informatizzazione si stanno riversando sui docenti, soprattutto con incarico di coordinatori di classe, sottraendo loro risorse fisiche e mentali, a discapito di una didattica incisiva e significativa. Lo stress da lavoro correlato non è più nelle ipotesi, ma inizia a prendere pericolosamente forma. La serenità e l’equilibrio, condizioni necessarie per l’efficacia delle relazioni umane e di un insegnamento che lasci davvero il segno, rischiano di essere pericolosamente e irreversibilmente compromessi. Il forte senso di responsabilità e abnegazione che da sempre caratterizza la categoria è la principale causa dell’accettazione passiva di un carico di lavoro extra, nascosto, svolto senza risparmio e proteste.

Possiamo ancora affermare che la nostra retribuzione, la più bassa in Europa, garantisca “quell’esistenza libera e dignitosa” contemplata nell’art. 36 della Costituzione? Come misurare in termini di prestazione lavorativa la disponibilità che si offre, anche fuori dall’orario di servizio, per far fronte alle numerose istanze provenienti  dalle famiglie? Qualcuno potrebbe semplicemente suggerire di non essere disponibili oltre l’orario di servizio e delle 40 ore annue contemplate dal contratto. Ma quale docente avrà mai il coraggio di rifiutare una richiesta di aiuto proveniente da un genitore o da uno studente solo perché fuori dall’orario di servizio? Come quantificare l’onerosità della flessibilità educativa messa in atto, in termini di preparazione e utilizzo di strumenti, per far fronte all’eterogeneità delle modalità di apprendimento? Il tutto in un contesto già altamente burocratizzato dove l’informatizzazione, tanto invocata nel nome dell’efficienza ed efficacia, ha finito per esasperare procedure ed adempimenti. Senza contare che la necessità di doversi tutelare nei confronti dell’Amministrazione e delle famiglie ha finito per sottrarre ulteriori risorse fisiche e mentali, prima destinate esclusivamente ai bisogni degli alunni e all’aggiornamento professionale, sminuendo sempre più il ruolo formativo e sociale degli insegnanti.

Una scuola di qualità non può prescindere da un ripensamento della professione docente, in una direzione che restituisca dignità e margini reali di operabilità a chi ne è portatore».

giovedì 14 Aprile 2022

(modifica il 27 Luglio 2022, 13:29)

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Valentina Lovero
Valentina Lovero
3 mesi fa

Grazie per i contenuti di questo articolo!